FORMATORE

A partire dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, un numero crescente di filosofi e scienziati ha cominciato a costruire rappresentazioni nelle quali il mondo appare caratterizzato soprattutto dalla sua sorprendente complessità.

Adottare una visione del mondo come insieme di fenomeni, problemi e sistemi altamente complessi ha una serie di conseguenze. Significa innanzitutto rifiutare visioni semplicistiche e banalizzanti di alcuni problemi; significa anche accettare la cosiddetta sfida della complessità: ovvero, cercare strade concrete per affrontare i problemi più complessi, senza negare né minimizzare l’intrinseca complessità del mondo contemporaneo.

Tutto questo, e molto altro, fa parte del cosiddetto “approccio della complessità”, che prende varie denominazioni nelle diverse discipline che lo adottano o lo studiano. Per esempio, chiamiamo “educazione alla complessità” l’approccio alla complessità quando viene insegnato ai più giovani o comunque nei contesti scolastici e/o educativi; la riflessione filosofica sulla complessità e sull’approccio della complessità è chiamata invece “epistemologia della complessità”.

Ho incontrato l’epistemologia della complessità a metà degli anni Novanta e ne sono rimasto immediatamente affascinato. Ho subito pensato che un approccio così interessante andava divulgato il più possibile. Ed è così che, di lì a poco, nel 1999, mi sono trovato a essere Direttore del mio primo corso di aggiornamento per insegnanti interamente dedicato alla complessità. Da allora, l’epistemologia della complessità ha suscitato un interesse apparentemente inarrestabile: negli anni, sempre più docenti, professionisti, gruppi, associazioni e istituzioni mi hanno contattato per conoscere meglio questa tematica e ricevere una formazione specifica su di essa.

Edgar Morin (Parigi, 1921) è considerato il “padre” dell’epistemologia della complessità

Negli ultimi anni ho trovato altamente proficuo elaborare modelli nei quali la mente e la personalità vengono rappresentate come sistemi dinamici complessi. Utilizzare questi modelli significa adottare l’approccio della complessità sia nel campo della psicologia individuale, sia in quello della psicologia sociale. Questo orientamento può essere chiamato “psicologia della complessità” e potremmo asserire che il suo obiettivo sia cercare di capire se adottare la prospettiva della complessità in psicologia abbia delle ricadute, e se sì quali, a livello teorico e/o a livello di clinica.

Credo che ormai l’epistemologia della complessità sia entrata a far parte della nostra cultura generale. Oggi dunque non è più urgente diffondere questo approccio, come lo era vent’anni fa. Per questo motivo, a partire dal 2019, ho deciso di dare la precedenza ad altri progetti formativi: in particolare, a quelli dedicati all’educazione alla complessità ma ancor più a quelli che vertono sulla psicologia della complessità.

Una selezione di lezioni in formato pdf totalmente gratuite è disponibile presso psideco.it.

Chi fosse interessato a ricevere informazioni sulla complessità o a organizzare interventi formativi sull’educazione alla complessità, sull’epistemologia e/o sulla psicologia della complessità, può contattarmi all’indirizzo [email protected].